Il barattolo della pace e il potere dei piccoli gesti

C’è un’immagine che mi ritorna spesso in mente: un grande barattolo di vetro, trasparente, poggiato sul tavolo della nostra vita quotidiana, il barattolo della pace.
Lo guardiamo, sospirando perché è vuoto, perché non riflette il mondo che vorremmo, perché nessuno sembra davvero intenzionato a riempirlo.
E allora aspettiamo, aspettiamo che qualcuno di potente “faccia qualcosa”, che arrivi il gesto risolutivo, la firma, la decisione, il cambiamento improvviso.

Ma nel frattempo il barattolo rimane lì, immobile e leggero, e noi continuiamo a vivere accanto a quel vuoto come se non ci appartenesse.

E se invece fossimo noi i chicchi di riso che possono iniziare a riempirlo?

Il valore del primo gesto

Ogni chicco di riso è minuscolo, apparentemente insignificante ma proviamo a immaginare cosa succede quando, uno alla volta, entrano nel barattolo: il vuoto cambia forma, il fondo comincia a farsi vedere meno, il suono del vetro si fa più attutito.
Qualcosa, nel barattolo, si sta muovendo… Così è per la pace, come tutte le cose preziose, non nasce mai da un gesto grande e spettacolare ma nasce dal primo chicco di riso, poi dal secondo, poi dal terzo.

E quel gesto può essere la gentilezza che scegliamo quando sarebbe più facile essere bruschi.
Può essere il silenzio che decidiamo di creare dentro di noi prima di rispondere a qualcuno.
Può essere il modo in cui viviamo la giornata, in cui respiriamo, in cui ascoltiamo.
Sono gesti piccoli, sì, ma sono veri… sono concreti.

La pace come pratica quotidiana

La pace non è un evento, non è una firma su un trattato, non è un titolo di giornale.
È una pratica, è il modo in cui scegliamo di stare nel mondo ogni giorno, è il coraggio di fermarsi un attimo, anche quando tutto corre.
È la decisione di non alimentare conflitti inutili, è la cura che mettiamo nelle parole che scegliamo, anche quando nessuno ci osserva.

E quando iniziamo a pensarla così, scopriamo qualcosa di sorprendente, che la pace non dipende da chi sta “in alto”. Dipende da noi.
Da quanto siamo disposti a entrare in quel barattolo vuoto, a portare la nostra piccola parte, a credere che i chicchi di riso, proprio quelli minuscoli, leggeri, quasi silenziosi, possano davvero fare la differenza.

Riempire il barattolo insieme

L’immagine dei chicchi di riso ci ricorda una verità semplice e rivoluzionaria, che la pace non è un regalo che qualcuno ci farà dall’esterno ma un lavoro collettivo.
È un gesto che diventa contagioso, è un un barattolo che si riempie a forza di “piccolezze” luminose, sommate giorno dopo giorno.

Se diventiamo un chicco di riso, allora sì, possiamo smettere di lamentarci del barattolo vuoto. Possiamo iniziare ad abitarlo, ad accettare che siamo noi la materia prima della pace che desideriamo.

E possiamo farlo subito, nel piccolo, nel quotidiano, con ciò che abbiamo e con chi siamo.

Perché ogni chicco conta e perché, insieme, possiamo riempire anche il barattolo più grande.

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